Firmata una convenzione per l’attivazione di un conto energia a costo zero: si risparmieranno 240mila euro all’anno di corrente elettrica
Energia rinnovabile per vent’anni nel comune di Atripalda: il consumo pubblico di elettricità passerà attraverso pannelli fotovoltaici e sfrutterà il sole, motore di ogni processo vivente del pianeta, ricavandone energia a costo zero. A stabilirlo, con una delibera del 9 giugno, la giunta comunale atripaldese che in questo modo si pone sulla linea programmatica della Comunità Europea per la diffusione delle energie rinnovabili e usufruisce dei relativi contributi. In verità la procedura, per evidenti complicanze burocratiche (identificazione di aree consone, autorizzazioni, appalti, controlli etc), non ha preso piede tra gli enti comunali italiani ed ha favorito l’interesse di consorzi come l’Asmez che, in questo caso, si faranno carico di tutte le prassi necessarie alla realizzazione dei sistemi coinvolgendo i comuni associati solo in misura di utilizzatori finali e, comunque, soggetti responsabili dell’impianto. In quanto tali, i comuni potranno accedere ai finanziamenti che, poi, saranno gestiti dal consorzio per il progetto ASPEA (Azzeramento spesa energetica associati): lo stesso procederà a sbrigare tutta la prassi burocratica e attraverso appalti comunitari individuerà le società partner d’installazione, gestione e manutenzione degli impianti. Ad assicurare il corretto funzionamento del ricavo energetico sarà la stretta connessione tra la produzione per il comune ed il ricavo per l’impresa installatrice: maggiore e sicura sarà la prima, maggiore e sicuro sarà il ricavo dell’impresa partner.
La realizzazione degli impianti fotovoltaici, infatti, partirà da una produzione minima di energia elettrica pari a quella del consumo pubblico registratasi nel 2009: ad Atripalda si parla di un corrispettivo economico di circa 238mila euro a cui si aggiungerà una maggiorazione del 5% che sarà fonte di profitto per il Consorzio e per la ditta installatrice e manutentrice (in pratica Atripalda produrrà il 105% dell’energia consumata due anni fa). In questo modo, in una sorta di catena di “subappalti” e di disposizione gerarchica di controllo, il comune si è liberato di tutti gli oneri e le responsabilità fattive legate al procedimento ed ha azzerato completamente la bolletta energetica mantenendo la titolarità dell’energia elettrica prodotta, ma non conservando alcun rischio gestionale. Per la durata di un ventennio e al solo costo d’adesione al programma pari a 0,4 euro per ogni abitante di Atripalda (per un totale di 4.476,00 euro).
«Entro fine mese – ha spiegato il delegato delegato all’ambiente Giacomo Foschi – terrò una riunione con il consorzio per capire meglio quali siano le condizioni per realizzare gli impianti». Il fabbisogno di energia pubblica atripaldese, infatti, è parti a circa 1,3 megawatt annui e corrisponderebbe ad una superficie di pannelli fotovoltaici pari a 10mila metri quadrati (circa due campi di calcio) per il fabbisogno di circa 2150 punti luce tra uffici, illuminazione pubblica e scuole. «Il comune purtroppo- specifica Foschi – potrebbe non disporre di superfici di tale estensione e dunque è mia intenzione proporre di mettere a disposizione più proprietà minori o di consorziarci con altri comuni per identificare aree fuori dal territorio comunale. Ad ogni modo, sarebbe un cambiamento fondamentale e ci impegneremo a realizzarlo». Qualora, poi, le aree dovessero essere interne ad Atripalda, si provvederebbe alla loro identificazione nel Puc.
Di sicuro, il futuro dell’energia pubblica sembra essere conveniente.
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